VOTO IN BAVIERA – L’SPD TORNI AI VALORI DELLA SOCIALDEMOCRAZIA CHE IL POPOLO CHIEDE

Terremoto in Baviera, con il partito di eterno governo, la Csu, che resta primo con il 38 per cento dei voti, ma vede sparire 10 punti percentuali che la rendevano regina assoluta. Non sfonda la destra, come alcuni sondaggi davano per scontato: l’AFD ottiene un 10 per cento ma l’ondata xenofoba e razzista si ferma qui. Un tsunami per ora evitato.

Dimezza i suoi consensi l’Spd che passa dal 20 al 10 per cento, cedendo terreno ai Verdi, che sembrano averne ereditato una parte considerevole dei consensi. «Le elezioni bavaresi – è il commento di Andrea Bonanni su Repubblica –  sembrano confermare che la crisi della socialdemocrazia è inarrestabile, perchè ovunque la burocrazia non riesce ad adeguarsi al rapido spostamento del fronte dei valori. Ma ci dicono anche che il bacino del consenso per quei valori non si è ridotto. Chi sa difenderli con convinzione, di fronte all’attacco concentrico delle forze sovraniste, populiste e xenofobe, viene premiato. Chi si perde nei mille distinguo, nelle cautele, nelle recriminazioni e nelle inutili prudenze, viene punito da un’opinione pubblica che, almeno nel bacino progressista, appare molto più avanti delle vecchie burocrazie di partito». In sintesi: non vanno smarriti i valori guida della Socialdemocrazia, che devono essere calati nella realtà e tradotti in pratiche di buongoverno, esattamente quello che chiedono i popoli di fronte all’avanzata di estremismi dalle conseguenze assai pericolose.

Così come – annotano i più acuti analisti – gli elettori si rivelano ancora una volta particolarmente severi contro le forze di governo segnate da estrema litigiosità. Lo ammettono anche i socialdemocratici della battagliera Andrea Nahles. «Si deve cambiare», ha detto la leader, facendo riferimento al clima aspro della Grosse Koalition. E tutti a puntare il dito contro un evidente responsabile: il bellicoso leader della Cdu bavarese e ministro dell’Interno Horst Seehofer che ha trascinato per due volte il governo in crisi negli ultimi mesi.   

Molte speranze dei progressisti sono rivolte ora nella figura di Andrea Nahles, classe 1970, leader  fin dal 1995 del movimento giovanile socialdemocratico Jusos e da aprile 2018 presidente dei Socialdemocratici tedeschi. Al governo dal 2013, Nahles, da Ministro del lavoro e degli affari sociali per la SPD nella grande coalizione di Angela Merkel, ha introdotto fra le sue prime misure il salario minimo.

 

Nella foto Andrea Nahles

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