Torna L’Umanità per affrontare insieme le sfide che attendono il mondo

Emozione, orgoglio, speranza: con questi tre sentimenti annuncio, dalle sue stesse pagine online, il ritorno dell’Umanità, lo storico quotidiano del  Partito Socialista Democratico Italiano fondato il 18 gennaio 1947, che ebbe come suo primo direttore il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

L’Umanità, fervente laboratorio di idee, proposte, valori nel segno della libertà, torna sulla scena giornalistica e politica in un momento particolarmente delicato – e al tempo stesso decisivo – tanto per l’Europa quanto per il nostro Paese, con i populismi che avanzano ovunque nel vecchio continente (vedi l’articolo che pubblichiamo oggi sul nascente governo della Repubblica Ceca), arginati nei loro moti estremi solo dai valori imprescindibili delle socialdemocrazie. Valori declinati in forme diverse, tanto nelle forze che si richiamano al centrosinistra, quanto nelle formazioni più moderate, ma destinati già ora ad assumere una valenza centrale per le nazioni impegnate ad affrontare questioni epiche, in primis l’ondata migratoria che sconvolge – e in qualche modo travolge – assetti politico-sociali fino a qualche anno fa apparentemente stabili.

Parto da qui per ricordare due numeri storici del quotidiano L’Umanità che aiutano a rendere il senso di quanto questo “nuovo” e storico giornale si sia sempre calato, e ancor più da oggi si calerà, nei temi caldi del Paese, facendolo nel segno della solidarietà, dell’unione, del contrasto ad ogni forma di violenza e totalitarismo.

Qui accanto vediamo la prima pagina dell’Umanità del 10 maggio 1978, in morte di Aldo Moro. Il titolo di apertura: “Di fronte all’orrendo crimine delle Brigate rosse il PSDI richiede la massima vigilanza e fermezza”. Di spalla, l’editoriale di Pier Luigi Romita: “Perché gli assassini non vincano”.

Ebbene, oggi, a cinquant’anni esatti da quell’eccidio, torna a far sentire la sua voce l’Umanità. E non è certo un caso.

L’altra foto è quella di Meena Keshwar Kamal, la leader della resistenza afghana intervenuta alla terza giornata dei lavori al XIX Congresso nazionale del PSDI a Milano, come riportava L’Umanità nel numero di sabato 27 marzo 1982.

Nel 1982 erano passati due anni dall’invasione dell’Unione Sovietica in Afghanistan. Quattro milioni di afghani avevano dovuto abbandonare la loro terra, centinaia di migliaia rimasero vittime di bombardamenti, di armi chimiche e biologiche.

«Cari amici – era l’appassionato appello di Meena al Congresso, riportato integralmente nell’articolo dell’Umanità – in nome del popolo afghano, in nome del movimento della resistenza, in nome della libertà, salutiamo il Presidente e il Segretario del Partito, i delegati del congresso socialdemocratico e tutti i rappresentanti delle delegazioni straniere. Attraverso la vostra calorosa accoglienza abbiamo compreso che noi abbiamo amici anche in Italia, che ci sostengono e attribuiscono il valore che merita alla guerra di resistenza del nostro popolo».

 

Non solo le socialdemocrazie europee, ma tutte le forze politiche operanti nel mondo all’insegna degli stessi principi di libertà, giustizia, uguaglianza, siano esse al governo o all’opposizione, devono ritrovare la capacità di governare i fenomeni migratori, con quella stessa lungimiranza che ebbero i socialdemocratici italiani nel 1982 nello schiararsi al fianco del popolo afghano. Questo significa che l’Umanità, il titolo del nostro giornale, non deve restare un concetto astratto, bensì un principio che sappia tradursi in prassi di governo dei popoli, con tutta la consapevolezza e la fermezza necessaria, ma senza mai smarrire la dimensione del nostro essere uomini.

Oltre alle ondate migratorie, altre sfide non meno complesse attendono questa e le prossime generazioni. La globalizzazione spinta, l’automazione oltre ogni limite, la scomparsa dei posti di lavoro sono solo alcuni esempi.

Ma sfide di così epica portata nessuno è in grado di affrontarle da solo, chiuso nella gabbia di protezionismo e sovranismo.

Nasce da simili sfide il progetto, già in fase di avanzamento, di dar vita alla Comunità Socialdemocratica Euromediterranea, un progetto di cui il PSDI, orgogliosamente fondatore, si candida alla leadership. E di cui questo giornale sarà la voce, il cuore, il laboratorio.

Grazie a tutti coloro che ci seguiranno in questo rinnovato cammino.

 

Renato d’Andria

Segretario nazionale PSDI

 

 

 

Su Radio Radicale il Congresso di Milano 1982 e l’intervento di Meena

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