SVEZIA / IL BALUARDO SOCIALDEMOCRATICO CONTRO I POPULISMI

DI CRISTIANO MAIS

Ondata populista anche nella grande Svezia, dove l’unico argine è oggi rappresentato dal baluardo storico – e autentico segno di progresso negli ultimi decenni del Paese – ossia il partito socialdemocratico che un tempo fu guidato dal mitico Olof Palme.

A quanto pare l’unica soluzione possibile che si prospetta nel futuro scenario politico-governativo ricalca quello tedesco, con una grande coalizione in cui siano ovviamente rappresentati i socialdemocratici – fino ad oggi perno per la formazione di ogni esecutivo – e i moderati. La variabile è costituta dai populisti, in costante ascesa, oggi attestati intorno al 20 per cento, mentre i moderati superano di poco il 21 per cento e i socialdemocratici sfiorano il 25 per cento.

Le elezioni sono fissate per il prossimo 9 settembre, ma ovviamente fervono i preparativi e bollono in pentola le intese.

Anche nello scenario svedese il nodo clou è rappresentato dall’immigrazione, il solito cavallo di battaglia dei populisti. Ed è più che mai intenzionato a utilizzarlo fino in fondo il rampante leader dei populisti anti Ue, raggruppato sotto l’ombrello della “Sverige Demokraterna”: si tratta di Jimmie Akesson, volto accattivante e telegenico, un po’ come quello del fresco leader austriaco Sebastian Kurz.

Gli storici svedesi, comunque, nel suo pur breve passato rinvengono tracce di “militanze attive neonaziste”, il che non lascia troppo ben sperare.

Tutto ciò – sempre seguendo il filo del pensiero storico più recente – rischia di mettere in crisi il super consolidato “modello svedese” creato dalla sinistra socialdemocratica pragmatica, incarnata prima da Tage Erlander e poi dallo stesso Olof Palme, il “Kennedy vichingo”. Una formula per decenni stravincente, vale a dire un mix di solidarietà, welfare ai massimi livelli e anche perfetta competitività sotto il profilo economico. Una ricetta perfetta, pur se ovviamente agevolata dalla scarsa densità abitativa del Paese.

L’attuale premier del governo è il socialdemocratico Stefan Lofven, che può contare sull’appoggio dei Verdi. Un esecutivo certo non fortissimo, e che potrebbe uscire indebolito dal prossimo voto di settembre. Secondo gli analisti, l’opzione più probabile è un accordo su un preciso programma di governo (“un contratto”, forse, alla italiana) con il centrodestra: proprio perchè i ‘tradizionalisti’ temono più che mai un salto nel vuoto, rappresentato da un eventuale ingresso in maggioranza dei populisti, che contestano con forza la Ue.

Jimmie Akesson. In apertura Stefan Lofven

Ecco cosa osserva un analista: “gli svedesi temono l’antieuropeismo dei populisti e rifiutato in modo totale le loro idee di Swexit, vale a dire un referendum per una possibile uscita della Svezia dall’Unione europea come è successo per la Gran Bretagna con la Brexit”.

Pur non gravitando nell’eurozona, quella svedese è una delle economie che marciano meglio nell’ambito Ue e anche a livello internazionale. Fa segnare un aumento medio annuo del pil addirittura doppio di quello tedesco, per almeno la metà dovuto all’export e a prodotti ad alta tecnologia.

Ma da tre anni, dopo le decisioni del cancelliere tedesco Angela Merkel di aprire le porte ai migranti, la Svezia si è trovata man mano ad essere la nazione europea con la massima percentuale di migranti per cittadino. Fanno notare alcuni cronisti: “Tutto ciò ha causato grossi problemi nonostante la forte politica di respingimenti. Interi quartieri alla periferia della splendida Stoccolma e del polo industriale di Goteborg si sono un po’ alla volta trasformati in veri e propri ghetti chiusi in se stessi. La terza città, Malmoe, sta precipitando nel caos, con notturne sparatorie nei quartieri tra gang”.

Musica per le orecchie del rampante super populista Jimmie Akesson.

C’è da augurarsi che in questi prossimi mesi che separano dal voto il governo guidato dal socialdemocratico Lofven possa alzare la schiena e adottare i provvedimenti del caso per arginare il fenomeno e garantire la continuità nel progresso svedese, mantenendo i capisaldi della solidarietà, del welfare e della sana economia.

La storia della socialdemocrazia, quella vera e più che mai proiettata nel futuro per dare una concreta speranza alle nuove generazioni, passa appunto per città di storica civiltà come Stoccolma, Goteborg, Malmoe.

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