SUSSIDI AI DISOCCUPATI E CENTRI PER L’IMPIEGO / ECCO COSA SUCCEDE IN GERMANIA

Come funzionano centri per l’impiego e sussidi in Germania, la locomotiva d’Europa? Una locomotiva – va rammentato – che quest’anno vedrà scendere la disoccupazione largamente sotto il 5 per cento, e i disoccupati attestarsi (cifre di settembre 2018) a 2 milioni 260 mila unità. L’occupazione è a livelli record, 45 milioni, mentre il numero dei cittadini sostenuti dai sussidi HARTZ IV (così si chiama la misura) è stabile, attorno ai 4 milioni.

Ma vediamo come nasce e come funziona, appunto, il cosiddetto sistema HARZT IV, partorito ben 15 anni fa, quando a governare c’era il cancelliere Gerarhd Schreoder, uno degli esponenti rimasti nella storia del partito socialdemocratico, la SPD. Il sistema prende il nome dal ministro del Lavoro di allora, Peter Hartz.

Attivo dal 2005, quando la disoccupazione era arrivata al top dell’11 per cento, il sistema è basato su un concetto di fondo, quello della “condizionalità”: il sussidio, cioè, è collegato alla capacità e soprattutto alla volontà del disoccupato di rientrare nel mercato del lavoro, anche attraverso corsi di formazione. Oltre al senza lavoro che ha perduto il posto e vuole ritrovarne uno, può accedere ad HARTZ IV anche chi fa piccoli o piccolissimi lavori, detti mini-job, con stipendi bassissimi (così il suo reddito viene integrato) e punta ad un’occupazione meglio pagata.

Secondo gli esperti, l’attuale “stagnazione” nell’utilizzo del sistema di sussidio è dovuto ai sempre più massicci processi di digitalizzazione e robotizzazione che caratterizzano l’economia tedesca, riducendo quindi la richiesta di manodopera. Per altri addetti ai lavori, il sussidio finirebbe per rinchiudere i disoccupati in una sorta di recinto ovattato lontano dalla realtà del mercato del lavoro.

Afferma un ricercatore universitario di Economia: “la Germania è comunque ancora molto lontana dal reddito di cittadinanza inteso come forma di sussidio universale senza ‘condizionalità’ : una proposta del genere, lanciata mesi fa dal sindaco di Berlino Michael Muller, non ha trovato consensi né tra i conservatori né tra i socialdemocratici”.

Comunque, il governo guidato da Angela Merkel ha aumentato gli stanziamenti a favore delle agenzie per l’impiego, portando la cifra totale destinata ad HARTZ IV dai 32 miliardi del 2017 agli attuali 36,4 miliardi. Sul totale, 9 miliardi sono destinati ai corsi di formazione, la restante quota per l’assegno mensile e il pagamento del fitto.

Più in dettaglio, il sistema tedesco in materia di sussidi si articola in due livelli.

Il primo sussidio è temporaneo, assegnato a chi perde il lavoro ma potrebbe ritrovarlo a breve; poi c’è un secondo livello, proprio HARTZ IV.

Il primo sussidio, scendendo maggiormente nei particolari, conferisce il 60 per cento dell’ultimo stipendio ricevuto, che cresce al 67 per cento nel caso di un disoccupato con moglie e figli a carico: tale sussidio, che attinge ai contributi versati dai lavoratori per questo tipo di assicurazione, dura fino a 1 anno per un disoccupato fino ai 50 anni, e fino a 18 mesi dai 50 ai 55 anni, per attestarsi infine a 24 mesi oltre i 55 anni.

Questa è la prima fase. Poi si entra nel sistema di HARTZ IV, che viene concesso a chi è disposto a trovare un posto di lavoro “il prima possibile”  – viene precisato nella normativa – attraverso le oltre 400 agenzie per l’impiego sparse su tutto il territorio tedesco.

A quanto ammonta il sussidio? Si tratta di un importo mensile di 416 euro (aumentato se ci sono figli) e del pagamento del fitto di casa (compreso il riscaldamento ma non gli altri consumi) da parte dello Stato federale.

Qualora il disoccupato rifiuti le offerte di lavoro, dopo il primo rifiuto il contributo si riduce del 10 per cento, dopo il secondo del 30 per cento, fino ad azzerarsi dopo il terzo. Resta in vigore però, in quest’ultimo caso, il sussidio per i figli, il pagamento del fitto di casa e si può ottenere un ticket per comprare cibo e bevande.

Infine, durante i corsi di formazione che possono durare fino a due anni, il sussidio continua ad essere versato.

Ecco un altro commento: “Un sistema, come si vede, molto articolato, con un sussidio in danaro che non è alla base di tutto, ma ci sono cose fondamentali che ad esempio in Italia in altri paesi non sono state previste, come i sussidi per i figli e il pagamento del fitto, che rappresentano un sostegno forte per un disoccupato che voglia rientrare nel mercato del lavoro ma senza avere quell’acqua alla gola che lo porta spesso ad uno scoramento profondo. Uno Stato, quindi, che ha pensato un sistema organico, a misura d’uomo e che sta dando i suoi frutti”.

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