SUICIDIO ASSISTITO – A MARGINE DELLA CONSULTA

Bisogna aver conosciuto la disperazione di vivere con un familiare turbato da disagi mentali, specie se giovane, per comprendere quanto  sofferto possa essere dare un giudizio – o almeno un’opinione ragionata – sulla recente sentenza della Consulta che, secondo una vasta parte dell’opinione pubblica, di fatto aprirebbe la strada al suicidio assistito “per legge”.

Intanto il male di vivere dilaga. In base a recenti statistiche il suicidio è la seconda causa di morte in Italia;  nel periodo 2016-2018 i tentativi di suicidio da parte di teen ager sono pressoché raddoppiati. L’Osservatorio Nazionale Adolescenza ici informa che in soli due anni si è passati dal 3,3% al 5,9%, ovvero 6 adolescenti su 100 in età tra i 14 e i 19 anni hanno provato a togliersi la vita.

E recenti dati resi noti da una comunità di Google che riunisce data scientists e machine learners, evidenziano che in Italia negli ultimi 30 anni si sono suicidati 3105 maschi e 883 femmine.

Nel mondo, avverte poi l’Ansa, si registrano 800.000 suicidi l’anno, uno ogni 40 secondi.

Filippo Anelli

In un panorama costellato da gesti estremi, sono perciò in molti a temere gli effetti della decisione assunta dai giudici della Corte Costituzionale sul caso di Fabiano Antoniani detto Dj Fabo, il giovane tetraplegico aiutato a morire in una clinica di Zurigo dall’europarlamentare radicale Marco Cappato.

Non mancano opinionisti come Paolo Becchi, che all’indomani della recente pronuncia della Consulta tagliano corto. «Sul suicidio assistito la si può vedere come si vuole – twitta a caldo Becchi – ma che da ora saranno i giudici a decidere sulla vita o la morte lo ritengo terrificante». Un altolà, il suo, che lambisce un altro risvolto scottante di questa vicenda, ovvero l’eterna ingerenza della magistratura, stavolta dentro i vuoti di una legislazione che su questo tema da troppo tempo “ha deciso di non decidere”.

Insorge la categoria dei medici, che per bocca di Filippo Anelli, presidente Federazione Nazionale Medici e Odontoiatri, già tuona: «Noi non possiamo collaborare al suicidio assistito perché i medici tutelano la vita». Anelli invoca quindi, in casi estremi, l’intervento di un “funzionario dello Stato” se proprio si deve staccare la spina.

«Da socialdemocratico e, prim’ancora, da uomo – dichiara il segretario PSDI Renato d’Andria interpellato da L’Umanità – ritengo che debba sempre essere lasciata libertà di scelta, tanto all’ammalato quanto ai medici. Una libertà di coscienza che va preservata e rispettata, proprio per questo ritengo difficile poter legiferare su materie tanto intime e personali».

Il riferimento, forse, è anche ai tanti medici, preparati e compassionevoli, che nei casi irreversibili, quando il dolore fisico lacera gli ultimi momenti dell’esistenza, non rifiutano all’ammalato terminale quell’estremo aiuto. Senza che questo debba diventare una legge dello Stato o una prescrizione dei giudici, e purché resti un atto d’amore fra medico e paziente, che non possa mai diventare, per chi ha il male di vivere, una facile scorciatoia.

 

 

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