SOCIALDEMOCRAZIE / IL CASO DELLA REPUBBLICA CECA

DI PAOLO SPIGA

Al centro dell’attenzione politica in mezza Europa, i socialdemocratici, decisivo ago della bilancia per la formazione dei nuovi governi.

Così è successo, dopo una lunga gestazione, nella Germania della Cancelliera Angela Merkel, il cui esecutivo è oggi tenuto in piedi grazie al determinante appoggio della Spd.

E così si sta verificando nella Repubblica Ceca, dove la formazione del governo è attesa da quasi otto mesi. 

Il copione ricorda molto quello italiano, soprattutto per lo stallo determinatosi negli ultimi giorni sulla nomina del ministro degli Esteri, come da noi è successo con il dicastero dell’Economia destinato a Paolo Savona e poi finito a Giovanni Tria.

Vediamo più in dettaglio cosa sta succedendo nella repubblica Ceca, dove il premier Andrej Babis da mesi sta lavorando ad un possibile accordo. L’unica via d’uscita per formare l’esecutivo sta nell’intesa tra le due principali formazioni politiche, ossia il movimento Ano e il partito socialdemocratico (Cssd) guidato da Jan Hamacek. 

Le trattative sono andate avanti per mesi, come in Germania, e allo stesso modo all’interno della Cssd si è svolto un referendum tra gli iscritti per mettere ai voti l’accordo con Ano. La base, come in Germania, ha votato sì.

E’ stata poi la volta della lista dei ministri, che comprende 5 della Cssd e 10 di Ano. Tra i primi spicca la figura del ministro degli Esteri, Miroslav Poche, il quale però non è ben visto dal presidente della Repubblica, Milos Zeman, per via delle posizioni fino ad oggi tenute da Poche sul sistema Ue delle quote migratorie: caldeggiato da Poche e poco gradito a Zeman. 

Come dicevamo prima, uno scenario molto simile a quello che si è verificato in occasione della formazione del governo tra Lega e 5 Stelle, con un Paolo Savona ministro in pectore dell’Economia, però non gradito dal Capo dello Stato Sergio Mattarella per le posizioni sull’Europa. 

Non pochi commentatori notano che l’irrigidimento di Babis è singolare, per il semplice fatto che da non poco circolava il nome di Poche come papabile per la poltrona degli Esteri. 

A questo punto i giochi si complicano e il tavolo delle trattative potrebbe saltare. Secondo alcuni osservatori, però, si intravede qualche via d’uscita, proprio come è successo in Italia. 

Il nome di Poche potrebbe essere sostituito, senza che peraltro perda vigore il voto della base Cssd espresso per l’accordo, visto che era in discussione il merito stesso delle intese e non c’erano in ballo i nomi dei possibili ministri. 

Secondo altri analisti, potrebbe essere lo stesso presidente Zeman ad invitare Poche a fare un passo indietro, per evitare che gli sforzi di tanti mesi siano vanificati. 

Tutta la vicenda – che attende nei prossimi giorni un esito – dimostra come la socialdemocrazia sia un tassello base nelle democrazie europee più avanzate, una imprescindibile forza politica per costruire il presente e soprattutto il futuro delle nuove generazioni. 

Soprattutto in questa fase che sta vivendo l’Europa, con gravissimi problemi da fronteggiare e risolvere: proprio a partire dalla bollente questione dei flussi migratori, oggi alla ribalta italiana ed europea. 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *