SOCIALDEMOCRAZIE E NUOVI PARADIGMI

Fa discutere l’ intervista al filosofo Umberto Galimberti, andata in onda sul programma de La7 Tagadà, condotto da Tiziana Panella.

Le socialdemocrazie del mondo occidentale – è il giudizio tranchant di Galimberti – sono tutte in forte arretramento sul piano politico ed elettorale. La ragione è che restano ancorate ai vecchi paradigmi novecenteschi della contrapposizione fra padroni e operai. Laddove questa dicotomia è stata ampiamente superata dalla storia recente, che mostra queste due categorie sempre più unite dall’interesse comune di salvaguardare produttività ed occupazione di fronte all’avanzata della robotizzazione spinta, che mangia milioni di posti di lavoro, e della globalizzazione, che ha portato alle stelle la competizione con i colossi ex emergenti. Per Galimberti questo ritardo storico dei partiti socialdemocratici sta provocando ovunque l’affermazione dei sovranismi alla Trump e la trasformazione dei Paesi ex comunisti in regimi orientati a destra, dall’Ungheria alla Polonia.

Emblematica, secondo il filosofo, la parabola in Italia del Partito Democratico, che deve le sue attuali difficoltà proprio a questa miopia spinta del quadro politico sovranazionale, in rapida evoluzione.

Renato d’Andria. In apertura Umberto Galimberti a Tagadà

«Apprezzo Galimberti e le sue lucide analisi – obietta il segretario azionale PSDI Renato d’Andria – ma in questo caso si tratta di concetti già più volte espressi, e non da ora. Vero è che una certa parte del centrosinistra italiano non è stato in grado di recepirli al momento opportuno. Intanto il mondo è cambiato e tanti sono rimasti indietro, ancorati a cliché superati».

«Da anni – incalza il segretario – la linea del PSDI è quella di andare oltre le antiche contrapposizioni, ma questo è possibile solo se si ha una visione politica generale di più ampio respiro, esattamente quello che manca oggi nel Paese a molte forze politiche e soprattutto sindacali, che proclamano di essere in difesa di lavoro e sviluppo. Senza capire che proprio questi loro atteggiamenti rappresentano un freno alla possibilità di competere sui mercati globali e, quindi, mantenere alti i livelli occupazionali».

«E’ necessario – conclude d’Andria – che il centrosinistra torni ai valori autentici della Socialdemocrazia, quella in grado di affrontare le sfide del futuro adeguandosi ai nuovi modelli, ma senza rinnegare i valori storici e morali della nostra tradizione politica».

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