ROMANIA – FALLITO IL REFERENDUM SULLE UNIONI GAY

La crisi del partito socialdemocratico rumeno, che governa il Paese, è culminata ieri nel fallito referendum sulle unioni gay, disertato dalla gran parte della popolazione. Obiettivo dei referendari era quello di modificare la Costituzione, definendo il matrimonio “una unione tra un uomo e una donna” e non più una “unione tra coniugi”, definizione attualmente vigente.

Soltanto il 5,72 per cento si è recato alle urne, nonostante l’abbassamento del quorum deciso nel 2014 dal governo socialdemocratico di Victor Ponta al 30%. «Si tratta – commentano osservatori esterni – di una sconfitta netta per le associazioni e le forze politiche, il Psd, il partito di governo, e il Pnl, che erano favorevoli al sì.»

Il referendum sulla famiglia tradizionale e contro le nozze gay era stato fortemente voluto da gruppi ultraconservatori omofobi e tenacemente sostenuto dalla Chiesa ortodossa locale, in prima fila il patriarca Daniel. La popolazione Lgbt aveva invitato al boicottaggio e che temeva un rafforzamento della già presente forte discriminazione nella società romena.

Si accentua la crisi del Psd, che aveva approvato il referendum a settembre con ordinanza urgente, sfidando la pioggia di critiche in arrivo dagli altri Paesi della Ue per il contenuto omofobo della consultazione. Ricordiamo che la Romania è un Paese strettamente sorvegliato da Bruxelles per quella che viene definita la corruzione dilagante al governo, senza contare le proteste popolari anti-corruzione.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *