OCCUPAZIONE, SALARI E FONDI ALLE IMPRESE – COSA SUCCEDE IN USA, GB, FRANCIA

Dagli Stati Uniti

Usa in gran salute sul fronte del lavoro e dell’occupazione, con un processo espansivo che sta raggiungendo, superato il nono anno, lo storico decimo anno consecutivo, una medaglia che Donald Trump può dividere con Barack Obama. L’ultimo indicatore trimestrale faceva segnare ancora una volta un valore positivo, più 0,5 per cento.

Un altro dato significativo. Le richieste dei sussidi per la disoccupazione sono calate, scendendo di 8.000 unità, attestandosi quindi a quota 207 mila, mentre le attese erano di circa 220 mila richieste.

“Dati che non si vedevano da quasi cinquant’anni, con ogni probabilità dal 1969”, segnalano alcuni economisti. I quali tendono a sottolineare i benefici che dà – anche se Trump continua a minacciare tagli – il sistema del Welfare negli States, super articolato e in grado di allargarsi a tutte le fasce di età, condizioni e bisogni.

Sarà questo il motivo per cui le politiche basate sul “reddito base universale” e il “minimo garantito” non riescono a prendere piede negli States? In prima fila, a propugnare la necessità, invece, di un più massiccio intervento diretto pubblico a favore di chi ha meno e non ha occupazione, ci sono economisti storici che vanno da Milton Friedman alle ultime leve Michael Tanner e Jess Walker.

Dal Regno Unito

Notizie positive dal Regno Unito sul fronte dei salari. Così scrive l’autorevole “The Times”: “I salari sono tornati a crescere ad un tasso mai osservato negli ultimi tre anni”.

I dati provengono dall’ONS, ossia l’Ufficio nazionale di statistica britannico, il nostro Istat. Tutto ciò – secondo l’analisi del Times – sarebbe una prova che di Brexit non si muore e che anzi l’economia britannica dà sensibili segni di buona salute.

Ecco i dettagli. Nel secondo trimestre 2018, salari e stipendi hanno sfiorato il 3 per cento di aumento in termini nominali; mentre in termini reali la crescita si attesta sullo 0,5 per cento al di sopra dell’inflazione, comunque il maggior incremento da inizio 2017.

Secondo gli analisti del Times, tutto ciò conferma l’efficacia della politica della Banca d’Inghilterra, che lo scorso mese ha innalzato i tassi di interesse e non ha chiuso la strada a nuovi, possibili aumenti.

Dalla Francia

La grandeur della Francia subisce un altro colpo. Quest’anno si è registrato un drastico taglio sul versante degli aiuti alle imprese, uno degli strumenti più importanti sul fronte del sostegno al sistema economico.

Un taglio da ben 400 milioni di euro, che solitamente vengono erogati dalla Camere di Commercio sparse sul territorio transalpino. Il motivo? Si è creato un buco, in quelle stesse casse camerali, che ha bisogno di essere ripianato. Per questo motivo una prima tranche da 100 milioni è stata subito dirottata dal capitolo di fondi dedicati allo sviluppo delle imprese al parziale risanamento dei debiti della Camere di Commercio.

Certo non una bella figura da parte della tanto decantata burocrazia francese.    

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