NOBEL PER L’ECONOMIA AL RAPPORTO TRA FATTORI CLIMATICI E INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Un Nobel per l’Economia diverso, quello assegnato quest’anno agli statunitensi William Nordhaus e Paul Romer.
Diverso perchè al centro delle loro analisi ci sono i cambiamenti climatici. Molti potranno chiedersi cosa c’entra con i flussi finanziari e le solite chiavi di lettura dell’economia in senso stretto.
I loro quarantennali studi si sono focalizzati nel capire le interconnessioni tra i cambiamenti climatici, appunto, e l’innovazione tecnologica nell’analisi macroeconomica a lungo termine.
Una visione per certi versi “umanizzante” dell’economia, che viene contestualizzata in un ambito non consueto, vale a dire considerando fondamentali dei parametri – come i fattori climatici – praticamente mai considerati negli approcci scientifici ai temi economici fino ad ora.
Dal momento che oggi il clima sta cambiando con gran rapidità, certo le influenze su tutto il sistema economico-sociale si fanno più evidenti, e condizionano l’andamento dei mercati e dei sistemi di vita quotidiana.
Partiamo da Nordhaus, docente all’Università statunitense di Yale. Risalgono ai primi anni ’90 gli studi iniziali per definire un modello quantitativo in grado di descrivere le interazioni reciproche tra economia e clima, riuscendo al tempo stesso a quantificare i costi economici dell’azione che si va ad intraprendere.
E’ un deciso fautore di forti politiche pubbliche in grado di incidere sui cambiamenti climatici, considerandoli appunto una variabile di peso fondamentale nell’andamento economico di ogni nazione. Ed è assolutamente favorevole all’introduzione della “carbox tax”, l’associazione cioè di un prezzo all’emissione di Co2. Per cui ad un certo punto sarà economicamente più conveniente non inquinare, come si è fatto fino ad oggi.
Più complessa la figura del Romer, docente all’Università di New York ed economista capo alla Banca Mondiale fino a gennaio 2018, quando si è dimesso in aperta polemica con le politiche messe in campo dalla stessa Banca Mondiale.
Un economista convinto del modello di “crescita endogena”, favorevole a massicci investimenti pubblici nella ricerca e nel sistema dei brevetti. Una spinta propulsiva in avanti, verso un sistema produttivo sempre più capace di innovarsi, rapidamente, in un rapporto di perfetta sinergia, e di rispetto, per l’ambiente circostante, considerato come una risorsa vitale da valorizzare al massimo, senza “aggredirlo” come oggi facciamo.
Così è stato detto nella motivazione dei due premi Nobel: «Sono stati in grado di portare avanti ricerche tali da allargare lo spettro di analisi economica, costruendo modelli che spiegano come l’economia di mercato interagisce con la natura e con la conoscenza».

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