MAGNETI MARELLI / UN’ALTRA ECCELLENZA ITALIANA PASSA AI GIAPPONESI

Un ennesimo marchio storico italiano vola all’estero. Si tratta di Magneti Marelli, fino ad oggi un patrimonio di Fiat Chrysler, che passa alla giapponese Calsonic Cansey per 6,2 miliardi di euro.

Si tratta delle prima operazione condotta dal nuovo numero uno Michael Manley, subentrato a Sergio Marchionne.

In un preaccordo è stato previsto il mantenimento dei livelli occupazionali (10 mila addetti) e la tutela del marchio. I sindacati, comunque, sono preoccupati e hanno subito chiesto un incontro con il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio.

I diecimila lavoratori sono oggi dislocati in una ventina di stabilimenti, quartier generale a Corbetta, in provincia di Milano e poi altri a Torino, Bologna, Bari, Udine.

Magneti Marelli ha sempre rappresentato un unicum nel settore automobilistico, il fiore all’occhiello della componentistica, capace di produrre una serie di elementi: i quadri di bordo (dove è ritenuta un’eccellenza a livello mondiale), i sistemi d’illuminazione, i sistemi di controllo dei motori benzina e diesel, gli ammortizzatori.

Secondo la maggior parte degli esperti, comunque, la tendenza delle grosse case automobilistiche è quella di cedere il “pezzo” – pur pregiato – della componentistica, per concentrare i propri sforzi nell’ottimizzazione dei propri prodotti.

Per questo in casa Fiat Chrysler già si pensa ad usare al meglio la somma ricavata dalla vendita: si punta sull’elettrico e su vetture a guida automatica, campo in cui ci sono già intese con Bmw e Intel; poi, nel mirino, alcuni nuovi modelli per arrivare progressivamente alla “auto del futuro”.

C’era stato un interessamento della Brembo, la società che fa capo ad Alberto Bombassei, per acquistare, almeno in parte, Magneti Marelli. Ma poi le trattative si sono arenate e l’hanno spuntata i giapponesi.

Con una società, peraltro, neonata. Calsonic, infatti, spunta nel 2017 dallo spin-off di un’altra nota casa automobilistica, la Nissan. Ma realtà, il capitale d’acquisto è riconducibile ad un grosso Fondo Usa, KK2. Come capita sempre più spesso, ora grossi pezzi d’industria sono nelle mani dei fondi: soprattutto negli Usa, ma anche in Europa.

Per Fiat Chrysler, come detto, si tratta della prima operazione (e di cessione) condotta dal nuovo top management: vedremo presto se sarà azzeccata.

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