MA DAVVERO C’ERA BISOGNO DI DEMOS?

Spunta Demos nel panorama politico nazionale, sigla tenuta a battesimo dall’ex premier Paolo Gentiloni e dal fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi. Una nuova rete civica che cerca di mettere insieme, oltre ai movimenti d’ispirazione cattolica, anche pezzi sparsi di una sinistra che s’è frantumata.

In realtà aveva già esordito alle regionali, appoggiando in pieno il candidato Pd Nicola Zingaretti. Ma ora vuol crescere con le sue gambe, “mettersi in cammino” nel tentativo di presentarsi al prossimo voto per dare il suo contributo – sostengono gli animatori – “ad arginare l’ondata populista che rischia di contagiare tutta l’Europa”.

Senza però accelerare troppo nel percorso di formazione. Osserva Gentiloni: “Nel momento in cui nasce una proposta nuova non dobbiamo mettergli fretta, né etichette. Abbiamo bisogno di tutti per costruire quel risveglio democratico che serve all’Italia. C’è una politica popolare che non coincide col populismo”.

Dovrebbe essere della partita anche Francesco Rutelli, nessuna porta aperta invece a Matteo Renzi, che dal canto suo pensa sempre ad un ‘partito del leader’, cioè a sua completa  immagine e somiglianza (lo chiamerà Lo Specchio?).

Riccardi parla della necessità di nuove “connessioni” e spiega: “è di questo che la nostra politica ha urgente necessità, riallacciare le relazioni sociali, opera che in questo momento nessuno compie perchè sembra troppo lenta e inutile. Una politica oggi carente di visioni, si preferisce vivere un eterno presente in cui governare diventa mostrarsi, apparire immediatamente e ininterrottamente. Col risultato – conclude – che la realtà si appiattisce, diviene cronaca, mentre la politica democratica avrebbe bisogno di riflessione e di tempo per svilupparsi. ‘Conoscere per delibrare’, diceva Einaudi: pare un follia in questa epoca di velocità. Lasciando la sensazione che molte decisioni siano non solo affrettate ma anche improvvisate”.

Una riflessione pacata, forse un attimino troppo. E una serie di ovvietà non difficili da mettere una dietro l’altra. Come la palese abiura del renzismo che ha trasformato la politica in tweet.

Può mai bastare questo quadretto di belle statuine intente a riflettere 24 ore su 24 per risolvere i giganteschi problemi del nostro Paese? Non c’è bisogno di qualche impulso più motivante? E non ci sarebbe bisogno di riscoprire e rilanciare altri ideali che hanno fatto la storia d’Italia, come ad esempio quello del socialismo democratico?    

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