LEGITTIMA DIFESA / ECCO COSA SUCCEDE IN GERMANIA E IN FRANCIA

Uno dei cavalli di battaglia della Lega di Matteo Salvini: la riforma della legittima difesa, nel senso di inasprire le pene per chi aggredisce, e alleggerire quelle di chi viene aggredito.

Vediamo cosa succede negli altri Paesi europei. Stavolta prendiamo in esame le due “locomotive d’Europa”, Germania e Francia, a seguire vedremo come si comportano altre legislazioni europee.

Un primo dato in comune tra i due: e cioè il massiccio numero di porti d’armi oggi concessi, tanto che in Germania 1 tedesco su 3 (30 per cento) è in possesso di un fucile o di un revolver;  percentuale un briciolo superiore (31 per cento) in Francia. Ma in quest’ultima il numero dei “fatti di sangue” è molto inferiore, quasi la metà.

La legge tedesca che norma la materia si chiama “NOT WEHR”. Si tratta della “difesa necessaria per sé e per gli altri di fronte ad un attacco presente: perciò non agisce antigiuridicamente chi commette un fatto imposto dalla legittima difesa”. Inoltre, è prevista la non punibilità di chi “eccede i limiti della difesa per turbamento, paura o panico”.

C’è però un limite: l’esistenza di un pericolo imminente. Comparando con il nostro articolo 52 del codice penale, la normativa tedesca è più stringente, un po’ più limitativa: il pericolo, cioè, deve essere già “presente” e non solo “imminente” come prevede il nostro codice.

Il confine, come si vede, è molto labile, le interpretazioni si prestano a non poca discrezionalità e parecchio, ovviamente, è lasciato all’abilità degli avvocati e alla sensibilità dei giudici.

Nell’ordinamento tedesco, poi, sono previste circostanze di non punibilità per l’agente che ecceda sempre per motivi di panico, turbamento, paura: vengono prese in considerazione delle “esimenti”. Ben strano, visto che pistole e fucili dovrebbero essere affidate tra mani esperte, non certo a dei ragazzini che tremano quando tengono una pistola tra le mani o imbracciano un fucile.

Passiamo alla Francia. Gli articoli 122-123-124-125 del codice penale così prevedono: “non risponde penalmente la persona che, a fronte di un attacco ingiustificato contro sé o altre persone, compia un atto imposto dalla necessità della legittima difesa, salvo vi sia sproporzione tra mezzi impegnati per la difesa e la gravità dell’attacco”.

Ancora: “non risponde penalmente la persona che, per interrompere l’esecuzione di un crimine o delitto contro un bene comune, commetta un atto di difesa diverso da un omicidio volontario, allorchè questo atto sia strettamente necessario allo scopo perseguito, fintanto che i mezzi sono proporzionati alla gravità dell’infrazione”.

Come in Italia – osservano gli esperti – c’è una proporzione tra difesa e offesa. Inoltre in Francia sono contemplate due precise circostanze. La prima: per respingere, di notte, l’ingresso con effrazione, violenza o inganno; la seconda, per difendersi dagli autori di furti o saccheggi eseguiti con violenza. “Qui però si inverte – viene aggiunto – l’onere probatorio: è la pubblica accusa a dover dimostrare che non sussistono i presupposti della legittima difesa”.

Tutto un po’ tortuoso, tanto per rispettare i bizantinismi delle burocrazie e giustizie transalpine.     

 

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