LA GIUSTIZIA SOCIALE NEL PRIMO MESSAGGIO DI SARAGAT AGLI ITALIANI

Il senso autentico della democrazia. Il vero valore della Costituzione. La strenua difesa della giustizia sociale.

Ideali oggi praticamente spariti dagli orizzonti quotidiani delle nostre politiche. E invece punto imprescindibile di riferimento per movimenti e partiti che intendano realmente schierarsi dalla parte dei cittadini.

Parole in questo tormentato frangente politico più attuali che mai, in difesa del bene comune. Le ritroviamo dense di significato nel primo messaggio indirizzato agli italiani dal Capo della Stato Giuseppe Saragat.

Torniamo a quel 29 dicembre 1964, la seduta comune tra Camera e Senato per celebrare l’approdo al Quirinale del primo Presidente non democristiano della nostra storia.

Dopo aver ricordato i suoi illustri predecessori (Enrico De Nicola, Luigi Einaudi, Giovanni Gronchi, Antonio Segni), ecco le parole di Saragat: “Da questi alti insegnamenti traggo norma per essere un Presidente al di sopra dei partiti – la cui funzione è insostituibile per la vita della democrazia – per essere un sereno moderatore dei contrasti che la vita del Paese sprigiona come condizione del proprio sviluppo”.

“La Repubblica democratica è garanzia del progresso del Paese, del consolidamento delle libertà e del trionfo degli ideali di giustizia sociale”.

“Nel nostro tempo si impongono tre grandi doveri a cui la democrazia deve ottemperare: la difesa della pace e della sicurezza; il consolidamento delle libere istituzioni; l’avvento di un sistema sociale in cui l’iniziativa individuale – garantita nei suoi diritti e nella sua vitale funzione dalla Costituzione – si saldi con quella della collettività”.

Così continuava 54 anni fa il Presidente della Repubblica Saragat nel suo messaggio agli italiani e alle due Camere. “La salvaguardia della funzione parlamentare è la salvaguardia della democrazia e la condizione prima per lo sviluppo della giustizia sociale. Nella Repubblica democratica la libertà politica e la giustizia sociale trovano il terreno su cui consolidarsi e progredire”.

“La pace, che oggi è garantita dall’equilibrio delle forze, deve diventare inviolabile con il disarmo progressivo, simultaneo e controllato. La via che porta al disarmo è quella della distensione internazionale, del colloquio tra governi che rappresentano sistemi politici, economici e sociali diversi, è la via della comprensione e della tolleranza”.

“Anche la costruzione – a cui l’Italia partecipa – di un’Europa democratica economicamente e politicamente integrata è un potente fattore di pace”.

Ancora. “Non c’è priorità nella realizzazione dei dettati della Costituzione che debbono essere attuati in armonico sviluppo e in rapporto ai mezzi disponibili. Ma se priorità ci fosse, metterei l’accento sulla casa ai lavoratori, sulla sanità pubblica e sulla scuola”.

Idee e programmi che possono rappresentare un faro nella odierna notte della politica.

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