In cammino con Marco. La strada continua

«Sono qui in quanto “uno di noi”. Raccolgo l’’invito del segretario e amico Renato d’Andria a lavorare insieme per il bene del Paese, perché la vita per il diritto è condizione essenziale per il diritto alla vita». Così Marco Pannella l’11 gennaio 2014 a Palazzo Barberini, Sala del Trono, intervenendo alle celebrazioni indette dal Partito Socialista Democratico Italiano per il 67esimo anniversario dalla Scissione.

E’ stata, quella, una delle ultime volte in cui Marco ed io ci siamo trovati in una occasione ufficiale, fianco a fianco, uniti nella lotta per l’affermazione dei diritti, anche quelli elementari, troppo spesso impunemente violati.

Noi Radicali, spiegava Pannella nel suo lungo ed appassionato discorso, siamo qui perché insieme a voi difendiamo le radici del Diritto come elemento fondante della sopravvivenza della civiltà nel nostro Paese. «E difendere il Diritto – aggiungeva – vuol dire anche opporsi ad elezioni che nella forma attuale non sono democratiche. Nelle dittature il voto è obbligatorio, ma in democrazia il voto è libero».

Poi la frase profetica, rivolta ad un Matteo Renzi che in quell’inizio 2014 si affacciava da primattore sulla scena politica nazionale: «dimostreremo – diceva Marco allungando lo sguardo sul futuro prossimo – che tutte le proposte “nuove” di Matteo Renzi sono poi quelle stesse che aveva formulato tanti anni prima “La Rosa nel pugno”. C’è una forma di continuità. Ma noi socialisti dobbiamo stare attenti e vigilare».

Certo: stiamo attenti. Vigiliamo. La lezione di Marco Pannella la custodisco come un inestimabile valore aggiunto. Anche rispetto a quel simbolo della Internazionale Socialista che, come diceva lui, «è giuridicamente nostro». Partono anche da qui le nuove strade della Socialdemocrazia in Occidente, che possono contare su eredità morali “pesanti”, quella del grande leader radicale, di uomini come Giuseppe Saragat, primo presidente della Costituente, o Willy Brandt, primo cancelliere SPD del dopoguerra.

A differenza di estemporanee neo formazioni populiste spuntate in Europa, d’ispirazione sovranista o addirittura xenofoba, la cultura di governo socialdemocratica possiede gambe solide e memoria lunga per guidare il futuro, anche in un tempo di rapidissime evoluzioni sociali, politiche e tecnologiche.

Tanto solide e lunghe, da stare già lavorando a quel progetto di Comunità Socialdemocratica Euro-Mediterranea che prendeva corpo proprio nei lunghi, fervidi incontri tenuti con Marco e con alcuni compagni radicali a lui più vicini.

Ed è nel ricordo di Pannella, della testimonianza di una vita spesa per l’affermazione del diritto degli ultimi, che saluto il congresso dei Radicali in svolgimento a Roma, con la consapevolezza che non verrà mai meno, né da parte loro, né da parte di noi Socialdemocratici, l’impegno a portare avanti le sue battaglie.

Renato d’Andria

Segretario nazionale PSDI

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