IL FUTURO DELLA SPD / PARLA IL GOVERNATORE DELLA BASSA SASSONIA, STEPHAN WEIL

Germania, la situazione politica si fa sempre più nebulosa, dopo il voto in Baviera, che può condizionare pesantemente il quadro nazionale. Ultimissimi sondaggi danno Angela Merkel con la sua CSU-CDU ancora in discesa, attestandosi al 27 per cento. Ma anche la Spd arretra ulteriormente al 14 per cento. Tutto ciò mette in crisi, non solo di numeri ma anche sotto il profilo politico, la Grosse Koalition che governa in Germania dall’ultimo voto, dopo ben sei mesi di logorante trattativa.

In un’intervista al Corriere della Sera parla del presente e della prospettiva uno degli uomini di maggior spicco nella Spd, Stephan Weil, Governatore della Bassa Sassonia, terra della Volkswagen che ha dato i natali a Gerard Schoeder. Weil è considerato uno degli emergenti per dar vita ad una nuova e ben più incisiva Spd.

Sui dati attuali che penalizzano le due forze di governo pesa l’estenuante trattativa, che rese obbligatorio quel matrimonio tra un polo progressista e uno conservatore (un po’ come ora in Italia con il governo gialloverde): mentre inizialmente la Spd, per rispettare la sua natura di partito del progresso, intendeva formare un’altra coalizione, con Verdi e Liberali: ma il tentativo fallì.

E ora soffiano venti di separazione, di possibile crisi di governo.

Quale la via d’uscita da ridare smalto e soprattutto identità ad una Spd sempre più fiacca? Così risponde Stephan Weil.

«Quel che manca al mio partito è un profilo chiaro. Se un elettore pensa alla Spd si chiede: posso ancora associare a questo grande partito tre grandi temi, come è sempre successo in passato? Per me questo è il fattore decisivo. Poi è subentrato il logoramento. Degli ultimi 20 anni ne abbiamo passati 15 al potere. E infine siamo sempre stati considerati il partito della gente comune, dobbiamo riavvicinarci ai cittadini».

Sugli accordi di Dublino sottolinea: «Per anni il regolamento di Dublino è stato positivo per la Germania: non avevamo confini esterni e quindi non avevamo problemi. Tutto è cambiato nel 2015, quando abbiamo accolto centinaia di migliaia di rifugiati: ci aspettavamo solidarietà europea, siamo rimasti delusi. Per questo capisco l’Italia. Fate bene a insistere che la migrazione attraverso il Mediterraneo dove essere affrontata come un problema europeo. Un tema che va associato alla protezione dei confini. Comunque, Dublino è superata».

A proposito del sussidio di disoccupazione, Weil osserva: «In linea di principio sono d’accordo. In Germania la disoccupazione giovanile è inferiore al 5 per cento, in Sud Italia si arriva al 50 per cento. Bisogna trovare la forma, probabilmente un’assicurazione, potremmo appoggiare maggiormente le regioni colpite. Ma di sicuro noi non possiamo stare bene, se gli altri stanno male».

Sull’ondata populista e i riflessi sul prossimo voto europeo: «Non vorrei speculare. Dico soltanto che i populisti sono uniti contro l’Europa e in disaccordo su tutto il resto. Ma l’Italia non può aspettarsi nulla di buono da una loro eventuale vittoria: la solidarietà non sanno neanche cosa significa».

 

Nella foto Stephan Weil

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *