I “Lampi” di Paolo Mieli. La Storia non sia damnatio memoriae

E’ un compito non facile, che prima o poi ci tocca tutti, quello di fare i conti con la storia. Con la nostra, di sicuro, ma talvolta anche con le grandi vicende del passato, oggi troppo spesso utilizzate nel confronto politico come arma per affermare le proprie idee, stravolgendo la memoria sacra dei fatti.

Parte da qui Lampi sulla storia. Intrecci tra passato e presente (Rizzoli), il nuovo libro di Paolo Mieli, divenuto ormai anche in tv inflessibile custode del nostro bagaglio storico, non meno che storiografo attento di un presente in vorticoso divenire.

Ma saper “fare i conti col passato”, avverte Mieli, significa in primo luogo non gettare fuoco sulle vecchie ferite rimaste aperte, su cui va calato, invece, un genere tutto particolare di oblio.

«Oblio – scrive l’autore – che non deve equivalere a una sciatta dimenticanza che metta torti e ragioni del passato sullo stesso piano, bensì a non far riproporre quei torti e quelle ragioni nelle contese del presente. Si deve saper rinunciare a mettere la propria comunità in condizione di riaprire antiche ferite. È un esercizio complicato quello di tenere fermo il giudizio sul passato, anzi di renderlo ogni giorno più denso di valori e, a un tempo, di imparare a rispettare il passato stesso in tutta la sua complessità. E c’è una sola strada per raggiungere questo obiettivo: consegnare la storia agli storici, cioè a coloro che sono interessati esclusivamente ad analizzarne le dinamiche e a scriverne nuove pagine».

Facile a dirsi, in un tempo dominato dall’incessante chiacchiericcio dei social media, punteggiato da quotidiane fake news, spesso tracimanti anche sul passato, distratto da una multimedialità che rischia di far perdere il senso stesso del momento che viviamo. Lo sa bene Paolo Mieli, che non a caso si sofferma a lungo sulla perdita del senso della storia derivante dall’ossessionante informazione dei social media, col rischio di ritrovarci tutti prigionieri arroganti di un linguaggio pietrificato, al punto che «crediamo facilmente solo a ciò di cui abbiamo bisogno di credere».

Ecco allora il filo, sapientemente dispiegato da Mieli, per condurci fuori dal labirinto della mente: passa attraverso l’epopea di personaggi come Robespierre e De Gaulle, Caterina de’ Medici e Federico II di Svevia. Si va ancora da Giustiniano a Bernardino da Siena, dal maresciallo Pétain al giovane Gramsci, da Cesare Beccaria a Pio XI.

Sono tre, Infatti, le grandi categorie proposte dal libro: la prima ci conduce «Dentro le apparenze», perché è vero che niente è come appare, esistono personaggi o fatti storici che sembrano il set di un film); «Forzature e deformazioni» (zone di confine dove oscillano verità altrimenti negate); «La storia capovolta» («E se fosse stato Socrate stesso a decidere di morire?»).

Come è stato autorevolmente osservato, “Lampi sulla storia” rappresenta un manuale contro la patologia del senso storico che domina i nostri giorni, indicando il “metodo per domare le fiamme” e “rispettare la legge dell’oblio” ma, soprattutto, riuscendo a mostrarci inediti “angoli visuali”, altrettante chiavi di lettura capaci di evitare i rischi della damnatio memoriae ed aiutarci, attraverso il rispetto della Grande Storia, a decifrare il presente.

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