HELMUT SCHMIDT / TRE ANNI FA MORIVA UNO DEI MASSIMI ISPIRATORI DELL’EUROPA UNITA E UN GRANDE LEADER DELLA SPD

Tre anni fa l’Europa perdeva uno dei suoi grandi ispiratori e la Germania un leader della Spd tra i più amati dal popolo. Si tratta di Helmut Schmidt, morto il 10 novembre 2015 ad Amburgo (dove era nato in un quartiere operaio), il quale aveva i suoi punti di riferimento in una politica improntata a profondi valori etici, civili e sociali.

La sua figura ha giocato un ruolo fondamentale nel ridisegnare il vero ruolo di una sinistra di governo, capace di essere attenta alle esigenze dell’economia, dei conti nazionali in ordine, alla necessità di riforme moderne in grado di venire incontro ai bisogni dei cittadini con un welfare efficace ma sostenibile per il bilancio del Paese.

Secondo molti storici, la sua azione fu più apprezzata e condivisa dai tedeschi che dal suo stesso grande partito, la Spd.

La sua carriera politica comincia come ministro dell’Interno nella allora città Stato Amburgo. Superò una prova durissima quando uno tsunami si stava per abbattere sulla città e lui ebbe il coraggio di impegnare forze militari tedesche, aiutate da armate britanniche e americane, per portare in salvo centinaia di migliaia di cittadini. Una storia che pochi ricordano.

All’epoca il Cancelliere era il mitico Willy Brand, eroe della pace e inventore della Ostpolitik con l’orso sovietico. Nel ’69 Schmidt entra nel governo e già ricopre i dicasteri più importanti, dalla Difesa alle Finanze.

Quindi nel 1974 viene nominato Cancelliere. Fu lui a muovere i primi passi verso l’unificazione europea sotto il profilo politico e monetario (e nel 1986 fu in prima fila per proporre la nascita della Banca Centrale Europea): un altro merito che non molti ricordano. In questo compito trovò un grande alleato nell’amico e presidente della Francia, il liberal conservatore Valery Giscard d’Estaign.

Rafforzò la Spd, già resa grande dalla illuminata guida di Brandt.

Affrontò due grandi sfide che potevano trasformarsi in gigantesche tragedie. In primo luogo dovè fronteggiare la minaccia terroristica della Rote Armee Fraktion, che riuscì a seminare sangue con attentati, rapimenti, dirottamenti aerei. Lui impose la linea della fermezza, e si era proprio negli stessi anni dell’escalation dell’azione BR nel nostro Paese, con il sequestro di Aldo Moro.

In un blitz all’aeroporto di Mogadiscio, le forze speciali riuscirono a liberare gli ostaggi e da allora la Rote Armee cominciò a perdere la sua forza e il clima politico man man a rasserenarsi.

La seconda minaccia veniva dall’Est, per la precisione dall’Urss di Leonid Breznev: si trattava della famigerata corsa al riarmamento e l’Urss minacciava una vero e proprio riarmo atomico. Le cifre, allora, erano più che allarmanti, un arsenale da 450 missili atomici puntati nel cuore dell’Europa occidentale. Con l’aiuto degli Stati Uniti, Schmidt riuscì in una complessa ma proficua opera di mediazione e per allora il pericolo venne scongiurato.

Nel 1982 il governo a guida Spd con la collaborazione dei liberali va in crisi. Questi ultimi, con un voltafaccia, si alleano con i democristiani centristi di Helmut Kohl, che sarà il Cancelliere tedesco per molti anni.   

 

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