GERMANIA – IL POPULISMO CHE AVANZA

L’escalation dei Verdi tedeschi come l’exploit dei Cinquestelle in Italia. Il popolo degli elettori punisce i tradizionali partiti di governo, “colpevoli” di aver guidato e traghettato le nazioni nei dieci anni della più grave recessione economica globalizzata che ha devastato l’Occidente: 2008-2018.

In questa chiave va letto, secondo molti osservatori, il successo al recente voto in Baviera del partito guidato dalla giovanissima Katharina Schulze, 33 anni, che un recente sondaggio commissionato da Der Spiegel dà già in proiezione al 47 per cento, a fronte dell’8,9 che i Verdi avevano raccolto alle elezioni federali del 2017 e del 17,5, risultato storico del 14 ottobre 2018.

Se il calo dei partiti di governo di centro e centrosinistra è un fenomeno che accomuna tutta l’Europa, così come la crescita delle forze politiche ispirate all’estrema destra, fra Verdi tedeschi e pentastellati italiani vi sono anche altre similitudini. Sempre secondo il sondaggio ordinato dal settimanale tedesco di maggiore diffusione, il 55 per cento degli intervistati ritiene che i Verdi siano collocabili, politicamente, al centro, mentre il 36 per cento li vede chiaramente a sinistra. Un po’ il dubbio che caratterizza la presenza 5 Stelle in Italia: riempiono il vuoto a sinistra o sono centristi-moderati per via del Contratto stipulato con la Lega?

Va in ogni caso considerato il fatto che il partito della Shulze, a differenza degli uomini guidati da Luigi Di Maio, ha già una cultura di governo derivante da anni di partecipazione ad esecutivi, anche a livello nazionale. Basti ricordare il governo Rosso-Verde nato dall’alleanza fra Socialdemocratici tedeschi e Verdi, che ha retto il Paese dal 1998 al 2005.

Quei tempi sembrano oggi lontani, con l’SPD che subisce il calo di consensi di tutta la sinistra in Europa, surclassato dall’avanzata di forze che, anche nel caso dei Verdi tedeschi, sembrano crescere sull’onda del populismo montante e della ribellione ai partiti tradizionali.

Eppure è proprio qui che si apre la questione di un nuovo scenario politico e di nuove alleanze.

Il pallino è in mano alla Spd che, val la pena di ricordarlo, al voto precedente si era presentata con un programma comune insieme a Verdi, appunto, e liberali.

Tocca al partito guidato dalla non meno battagliera leader socialdemocratica Andrea Nahles trovare la credibilità e la forza per rinnovare in un breve lasso di tempo la sua rouling class, come chiede il governatore della Bassa Sassonia Stephan Weil, logorata da 15 anni di governo negli ultimi 20. Trovare la capacità di tornare a parlare con i cittadini, di rappresentare le loro istanze, quelle del lavoro e soprattutto della giustizia sociale.

Saprà farlo? L’interrogativo va ben oltre la Germania e riguarda la possibilità – o meglio, il dovere – di mantenere vive le istanze di una sinistra moderata di governo, forte dei suoi tradizionali valori, capace di frenare in Europa l’avanzata di destre, populismi e sovranismi.

 

Nella foto la leader del Spd Andrea Nahles e, a sinistra, Katharina Schulze

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