FAKE NEWS / NASCE L’OSSERVATORIO SULLE MACCHINE DEL FANGO

Fake news, una storia senza fine. L’ultima vede al centro l’intervista all’economista tedesco Joeren Dijsselbloem, le cui parole sarebbero state travisate e quindi utilizzate ad arte dai 5 Stelle.

Ma è da mesi e mesi che il problema si pone con evidenza, vista la mole di notizie, storie, narrazioni del tutto campate per aria e buttate in rete, ma anche spesso e volentieri via media tradizionali.

Perché se è vero che il fenomeno è esploso con sempre maggior peso sul web, grazie alla capillarità sempre più forte dei social, è anche vero che stampa e tivvù non sono indenni dal fenomeno, che poi va ad unirsi a quello di una sempre maggiore omologazione dei media ufficiali, un profondo appiattimento dei contenuti, una sempre più sensibile cloroformizzazione.

Il cittadino-lettore, quindi, è preso in una morsa: informazione strampalata, fatta in buona parte di fake news, oppure informazione omologata, distorta e sempre più spesso negata.

La fake news su Joeren Dijsselbloem

Sul banco degli ‘imputati’, perciò, devono per forza di cosa salire sia le migliaia di blogger e giornalisti fai da te, che senza alcuna professionalità utilizzano la rete come una sorta di discarica informativa; ma non possono non salirci anche quei professionisti di tivvù e carta stampata che consapevolmente riciclano gli argomenti, scrivono di aria fritta, fanno i copia incolla, utilizzano le veline, travisano i fatti, e soprattutto nascondono vagoni di notizie reali, scomode, in qualche modo di controinformazione, che non vedranno mai la ribalta di una prima o di una quindicesima pagina.

Un doppio fronte di cui, a questo punto, diffidare. E tutto ciò finisce per rendere il panorama informativo del tutto distorto, carente, spesso fuorviante, a tutto danno dei cittadini che hanno diritto – come vuole la nostra Costituzione – ad un’informazione seria, professionale, in grado di dare notizie “vere”, “autentiche”, che corrispondano ai fatti, su cui il lettore possa formarsi una sua opinione autonoma, una coscienza critica, comparando più fonti.

Per il segretario PSDI Renato d’Andria, a questo punto «è arrivato il momento di dar vita ad un Osservatorio sulle fake news, versione “modernizzata” delle macchine del fango, già da tempo all’opera in Italia ed in tutto l’Occidente, sul modello “originale” sorto una ventina d’anni fa negli USA per le campagne presidenziali». Una struttura sulla quale sono già al lavoro esperti messi in campo dal Partito per approfondirne confini, modalità attuative e raggio d’azione.

In primo piano, secondo il team messo in campo dal PSDI, devono restare il ruolo, la professionalità e la deontologia professionale del giornalista, senza mai dimenticare il ruolo di forte intimidazione che spesso giocano querele penali e citazioni civili (spesso milionarie) sparate per far tacere quel cronista scomodo, imbavagliare la sua voce. Insomma, tutta l’autorevolezza – e il peso – di un’informazione professionale e corretta, per fronteggiare e sconfiggere le colate di fango e falsità che continuano a depistare l’opinione pubblica verso interessi tutt’altro che legittimi o democratici.

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