ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA / CI E’ MANCATA LA SPINTA VERSO LA VERA SOCIALDEMOCRAZIA

L’avanzata dei populismi e dei sovranismi. Le difficoltà crescenti di una sinistra frammentata e agonizzante. La nesessità di trovare nuove ricette per il futuro e soprattutto nuove strategie politiche capaci di farci uscire dall’attuale pantano.

Sono i temi affrontati da Ernesto Galli delle Loggia in un lucido e stimolante fondo per il Corriere della Sera (significativo il titolo: “Il popolo tradito”), una vera lezione di ‘storia’ che un po’ tutti dovrebbero far propria come base di partenza per una possibile rinascita e riscoperta di certi valori ormai sepolti da anni di turbocapitalismo e ora dei più sfrenati populismi.

Ecco l’incipit di Galli della Loggia: “L’avanzata populista sovranista caratterizza da tempo l’intero scenario continentale ma in Europa occidentale solo in Italia vede un governo di questo tipo. Solo in Italia una forte maggioranza dell’elettorato appoggia questo orientamento. E’ un caso? Non credo. E’ piuttosto una conseguenza – avanzo questa ipotesi – dell’assenza specialmente a sinistra, nel corso dell’esperienza storica repubblicana, di un partito espressione autentica degli strati popolari, che qui da noi sono stati sempre quanto mai contigui e intrecciati a una frastagliata e vasta piccola borghesia”.

Continua l’analisi: “Espressione non solo e non tanto delle rivendicazioni materiali di questi strati sociali ma soprattutto di un humus culturale, di una mentalità, se vogliamo pure di certi pregiudizi, di un linguaggio, di un semplice senso delle cose, che potessero dirsi davvero di tono popolare. Popolare e perciò nazionale”.

Ma eccoci al nodo della questione. Commenta Galli della Loggia: “Ci è mancato insomma quel tipo di partito che altrove nell’Europa occidentale è stato e continua ad essere per molti aspetti incarnato, pur tra non poche difficoltà, dai partiti della socialdemocrazia classica in stretta unione con le centrali sindacali. Il Italia, invece, come si sa, al posto di tale partito c’è stato il Partito Comunista. Ora il Pci non è stato e non ha mai voluto essere un partito popolare tipo il Partito laburista o la Spd”.

La lunghissima disamina continua con il percorso compiuto dal Pci, quel fattore K che ha impedito alla democrazia italiana di sbloccarsi e di portare al governo una vera rappresentanza popolare. Quindi continua con il percorso compiuto dalla Dc, partito storicamente considerato d’ispirazione ‘popolare’, ma nel tempo incapace di rappresentare i reali bisogni dei cittadini, finendo per coagulare invece forti centri di potere e interessi privati.

Ma andiamo all’oggi. “Scomparsi il Partito comunista e la Democrazia cristiana ed evaporatasi in pochi anni la loro azione, si è aperto nel Paese un gigantesco vuoto di direzione politico-culturale. Nel quale il ‘popolo piccolo borghese’ (ormai è un tutt’uno) ha avuto un certo modo di autonomizzarsi e di prendersi quel ruolo di protagonismo che l’antica costellazione del partitismo italiano, specie quello di sinistra, gli aveva sostanzialmente negato e al quale non si è mai curato di di prepararlo affidandosi più alla cooptazione dell’alto”.

Un intervento che va al cuore del problema politico di oggi e dovrebbe essere al centro di un forte dibattito culturale.

Che ponga di fronte due concetti diametralmente opposti, “popolare” e “populista”.

Che metta a nudo l’incapacità dei partiti o di formazioni politiche che dir si voglia, di costituire una valida alternativa per il futuro, soprattutto in termini di rappresentanza dei reali bisogni dei cittadini, soprattutto quelli marginalizzati.

Che auspichi la riaggregazione di ‘forze’ ormai senza più alcuna bussola.

Che le coaguli intorno ai valori autentici, reali, ai bisogni della gente, a quanto in molti paesi fino ad anni fa ma ancora oggi in non poche nazioni, è stato rappresentato dalla socialdemocrazia. Quella autentica, quella che un Olof Palme sognava per la sua Svezia e che un Willy Brandt auspicava per una potenza come quella tedesca.

Un’altra, nuova socialdemocrazia è possibile.

«Galli della Loggia – osserva il segretario PSDI Renato d’Andria – ha centrato il nodo centrale che fino ad oggi ha bloccato il nostro Paese, la mancata avanzata della Socialdemocrazia, univa forza popolare in grado di offrire e garantire al popolo capacità di governo, benessere, giustizia sociale, uguaglianza». Poi d’Andria va ancora oltre: «Da questa riflessione del grande politologo – tiene ad aggiungere – vanno tratte ulteriori conclusioni, perché gli estremismi lasciati in eredità all’Italia dal Partito Comunisti hanno avuto ed hanno tuttora pesanti riflessi su multiformi aspetti della nostra vita democratica, a cominciare dal peso della magistratura e le conseguenti garanzie per il cittadino». «Non a caso – conclude Renato d’Andria – in questi giorni va avanti la sacrosanta battaglia del Consiglio Nazionale Forense per inserire nella Costituzione la figura dell’avvocato. Il che la dice lunga sui ritardi del nostro Paese sui diritti dell’individuo di fronte alla Legge».

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *