EMERGENZA CLIMA – IL PSDI PROPONE UNA TASK FORCE DI PROFESSIONISTI SCELTI FRA GLI ‘ESUBERI’

E’ una vera e propria “chiamata alle armi”. Solo che stavolta non servono baionette o fucili, ma cazzuole, picconi, trapani e tutto quanto serve per mettere in sicurezza, subito, le aree a più forte criticità del Paese. La proposta viene lanciata sul campo in queste ore dalla segreteria nazionale del PSDI ed in particolare dalla commissione lavori pubblici, già da tempo all’opera per il programma della Comunità Socialdemocratica Euro-Mediterranea.

Un Paese, quello con cui dobbiamo confrontarci, sempre più tropicalizzato, dove i media continuano ad usare il termine “maltempo”, mentre bisognerebbe definire i fenomeni in atto per quello che sono: uragani.

Qualche numero: Raffiche di vento fino a 170 KM all’ora, che hanno spazzato via d’un colpo intere foreste nel bellunese. In Liguria onde alte fino a dieci metri. Sessanta millimetri di pioggia in più caduti sulle Dolomiti rispetto a quella dell’alluvione del 1966.

Veneto sfigurato, Sicilia devastata, l’Italia che si sbriciola. Un territorio che sembra ribellarsi, con furia selvaggia, agli sfregi realizzati impunemente da intere generazioni.

Il segretario PSDI Renato d’Andria

Parte da qui la proposta – come sempre operativa – del Partito Socialdemocratico Italiano. A sintetizzarne i contenuti principali è il segretario, Renato d’Andria: «La task force che proponiamo nasce sul modello dei gruppi di lavoratori italiani pensato già per portare sviluppo nei territori confinanti del Nord Africa. Si tratta di recuperare e chiamare a raccolta le migliaia di professionisti dell’edilizia che per una ragione o per l’altra si trovano attualmente esclusi dal mondo del lavoro. Parliamo in particolare di lavoratori autonomi, che non erano riusciti a superare la crisi economica, di piccoli o medi imprenditori, operai, geometri, geologi, ma anche manager. Tutte grandi professionalità – aggiunge d’Andria – talvolta autentiche eccellenze, che sono ora ferme, ma possono e debbono diventare un’energia preziosa, in questo momento, per il nostro Paese».

La task force dovrebbe essere organizzata da un settore dedicato al Ministero delle Infrastrutture e qui avere la sua direzione generale, con tanto di responsabilità che, al pari degli investimenti, resterebbero di pertinenza esclusiva di quel dicastero e della Protezione civile. Sarebbero poi le Regioni ad assumere il controllo locale, d’intesa con la direzione centrale al ministero retto da Danilo Toninelli.

Una fetta di risorse del nostro bilancio, non briciole, va riservata a questo obiettivo. Senza se e senza ma: è venuta l’ora di tagliare tutto quello che c’è da tagliare, subito, per destinarlo ad un grande fondo di intervento pubblico di ricucitura, riassetto e sostegno del territorio.

Il ministero delle Infrastrutture, invece di arenarsi nei dilemmi Tip-Tav, farebbe bene a dedicare tutte le energie alla realizzazione di questo obiettivo. Creare tante task force, una per regione, composte da professionisti, ingegneri, geometri, ma anche manodopera, operai, manovali per intervenire su tutte le criticità, a partire degli edifici pubblici considerati o considerabili a rischio. Ponti, assi viari, scuole, ospedali, uffici pubblici che si trovino in uno stato precario vanno messi sotto i riflettori per un intervento immediato.

Un piano Marshall, insomma, per ridare una spina dorsale all’Italia. «Prima di mettere mano a ipotetici redditi di cittadinanza – è l’invito che arriva dal PSDI – si utilizzino quelle risorse finanziarie per pagare le opere pubbliche indispensabili alla messa in sicurezza almeno delle parti più critiche del territorio». 780 euro al mese per retribuire gli operai “recuperati” e riportati al lavoro, almeno per l’inizio, possono bastare.

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