DEF / UNA PIOGGIA DI CRITICHE DA CONFINDUSTRIA E SINDACATI

Pioggia di critiche sulla manovra economica da parte di industria e sindacati, che giudicano il Def sostanzialmente “insufficiente, contraddittorio, debole”. Dubitando soprattutto sulle possibilità di crescita, seguendo questo percorso, e di contenimento del deficit.
Davanti ai microfoni di Lucia Annunziata nella trasmissione “Mezz’ora in più”, il numero uno di Confindustria Vincenzo Boccia, che inizialmente non aveva chiuso alle politiche dell’esecutivo gialloverde, vira e sostiene: “Se faccio una manovra con la scusa di incrementare il deficit, per incrementarlo solo, senza investimenti ed effetti sull’economia reale, il problema non è l’Europa, ma siamo noi”. Elementare, Watson.
L’esecutivo destina solo 4 miliardi alla crescita, mentre, secondo Boccia, “dei 37 miliardi della manovra, 18 li avrei messi sullo sviluppo e 18 sulle altre cose”. “E’ proprio sulla crescita – aggiunge – che il governo si gioca tutta la sua credibilità: la politica come l’economia si misura dai risultati, non dagli obiettivi”.
Sul piede di guerra i sindacati, che denunciano la mancanza degli investimenti previsti e di autentiche misure per la crescita. Punta l’indice la segretaria uscente della Cgil Susanna Camusso: “Il Def non mi piace, ci pare ampiamente contraddittorio perchè si fonda su un gigantesco condono dell’evasione, una politica fiscale sbagliata. C’è un’idea di flat tax ma solo per le partite Iva e non c’è una progressività per la tassazione, che colpirà chi è più debole. In sostanza – aggiunge – si tratta di una manovra che rinuncia a utilizzare la leva fiscale come leva di redistribuzione di politiche sociali e di sostegno”.
Duri anche Cisl e Uil. Secondo il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, “il Def è debolisssimo, siamo preoccupati in particolare per le conseguenze della quota 100 sulle donne: chiederemo un maggior riconoscimento della contribuzione per le donne con figli, maggiore attenzione ai giovani, investimenti per le infrastrutture, sgravi per chi assume a tempo indeterminato fino ad arrivare alla detassazione totale strutturale per il Mezzogiorno”.
Eccoci al segretario nazionale Uil, Carmelo Barbagallo: “Siamo preoccupati per l’assenza di risorse per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e per la mancata riduzione delle tasse a lavoratori dipendenti e pensionati. Vogliamo leggere i testi e discutere con il governo e le commissioni parlamentari, per spiegare le nostre ragioni e ottenere le necessarie modifiche”.

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