Corte Suprema versus Boris Johnson. E’ conflitto fra poteri anche nel Regno Unito?

Sta rientrando precipitosamente a Londra da New York, dove era in missione per la conferenza sul clima, il premier britannico Boris Johnson. I giudici della Corte Suprema hanno infatti dichiarato oggi non legale la sospensione prolungata del Parlamento decisa dal leader conservatore. La decisione di sospendere il parlamento viene definita, nel duro verdetto letto dalla presidente lady Brenda Hale, «illegale, nulla e priva di effetti». La Corte ha pertanto attribuito agli speaker di Comuni e Lord il potere di riconvocare  le Camere quanto prima, dichiarando ‘l’advice’ del premier alla regina immotivato e inaccettabile, in termini di limitazione di sovranità e poteri di controllo parlamentari.

Immediata la reazione delle opposizioni, in prima fila il numero uno laburista a Westminster, Jeremy Corbyn, che parla di un verdetto storico e chiede le dimissioni di Johnson.

La sede della Suprema Corte britannica. In apertura Boris Johnson

Il dibattito politico intanto travalica i confini della Gran Bretagna. E in Italia, patria dei conflitti d’interesse, molti s’interrogano sul senso ultimo dello stop deciso dalla Suprema Corte britannica. Il quesito di fondo è se anche Oltremanica sia ipotizzabile – o meno – un tentativo della magistratura di interferire sul destino politico della nazione.

Vale allora la pena di ricordare che in Gran Bretagna – così come in tutti i Paesi occidentali, tranne l’Italia – esistono forme di controllo diretto e indiretto della sovranità popolare, sia sull’attività del corpo politico che su quella del potere giudiziario.

Le previsioni riguardanti la Corte suprema sono contenute nella parte terza del Constitutional Reform Act 2005. I giudici, che sono 12, vengono nominati dalla regina. I criteri per la loro nomina prevedono la presentazione dei nomi a sua maestà da parte del primo ministro.  La selezione  che porta a tale rosa di nomi viene effettuata da una commissione indipendente composta da 5 membri: il presidente e il vicepresidente della Corte, un membro della Judicial Appoinment Commission per l’Inghilterra e il Galles, un membro di quella per la Scozia e un membro di quella dell’Irlanda del Nord.

L’articolo 27, denominato “procedimento di selezione”, stabilisce che per la scelta dei nomi la Commissione debba consultare i giudici delle alte corti del regno, il Lord Chancellor, il primo ministro scozzese, il presidente del parlamento gallese e il segretario di stato per l’Irlanda del Nord.

Una magistratura dunque, quella britannica, che pur godendo della propria indipendenza, non è avulsa da ogni controllo da parte dei rappresentanti eletti dal popolo.

Difatti  l’articolo 33 dispone che i giudici, una volta nominati, possono essere rimossi dall’incarico, in caso di cattiva condotta, solo con l’accordo di entrambe le camere del Parlamento.

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