CONGRESSO PENALISTI – E’ SCONTRO APERTO COL GUARDASIGILLI

Ha dato forfait all’ultimo minuto, per “impegni inderogabili precedentemente presi”, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, atteso oggi al Congresso dell’Unione Camere Penali Italiane, in corso a Sorrento.

Non è un caso, perché il clima che si respira qui la dice lunga sullo scontro in atto con il governo gialloverde. A cominciare dal titolo della convention nazionale, “Il buio oltre la siepe: la difesa delle garanzie nell’epoca dei populismi”. Una scelta che fa seguito alle coraggiose battaglie intraprese nel corso del suo mandato dal presidente uscente, Beniamino Migliucci, in primis la più strategica: quella di aver contribuito in maniera decisiva a far nascere Il Dubbio. Diretto con mano ferma da Piero Sansonetti, il quotidiano degli avvocati italiano è già diventato il punto di riferimento non solo per i professionisti della legge, ma per tutti gli italiani che vedono ogni giorno messi in pericolo, nelle aule di giustizia, diritti e garanzie costituzionali.

Qui, a Sorrento, dopo il mancato arrivo del guardasigilli, la tensione è salita ancora quando Gaetano Pecorella, del comitato di presidenza del congresso, si è rifiutato di leggere il messaggio inviato da Bonafede agli oltre mille penalisti dell’UCPI. «Un ministro della Giustizia deve venire al congresso dei penalisti per ascoltare, per questo la  lettera che ci ha inviato non merita una lettura, ma solo una distribuzione ai presenti», ha detto Pecorella fra gli applausi scroscianti del delegati.

Un messaggio, quello di Bonafede, che si limitava ad esprimere auspici formali sulla riforma della giustizia, proprio mentre, pochi minuti prima, era arrivata la nota con cui il presidente Sergio Mattarella esprimeva aperto “apprezzamento per il tema scelto”.

Una ragione in più per accogliere con entusiasmo, come hanno fatto i delegati, l’appassionata e dura relazione di Migliucci:  «La distanza tra le nostre idee e quelle del ministro è siderale. La situazione è complicata perché è sotto gli occhi di tutti come abbia preso il sopravvento il populismo anche in materia giudiziaria, populismo che non accetta mediazioni di sorta e che è ispirato a ottenere consenso con scelte a costo zero».

L’Unione Camere Penali – ha rincarato la dose Migliucci – ha già espresso «la sua netta contrarietà non appena è stato reso noto il programma del nuovo governo in materia di giustizia», con particolare riferimento alle proposte di legge «sulla legittima difesa, sulla riforma dei reati contro la pubblica amministrazione e le norme del decreto in materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica». E quando si parla di diritti fondamentali, Migliucci non risparmia un monito che suona già come una guerra aperta: «Sappiano il vicepremier Salvini e il ministro Bonafede che sulla difesa degli ultimi l’Unione delle Camere Penali non farà mai un passo indietro e che avranno vita durissima».

 

72MILA FIRME PER LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

E che Migliucci faccia sul serio, lo dimostra anche lo straordinario successo ottenuto dall’UCPI con la raccolta di oltre 72mila firme per la presentazione al Parlamento della proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per la separazione delle carriere tra giudici e requirenti: una norma che il presidente uscente definisce, a buon diritto, «indispensabile per modificare la mentalità autoritaria e inquisitoria che ancora permea il processo penale nel nostro Paese».

Il vicepresidente del CSM, David Ermini. In apertura Beniamino Migliucci

Accoglienza entusiasta per l’arrivo a Sorrento del nuovo vicepresidente CSM, Davide Ermini, a cominciare dagli apprezzamenti che ha espresso, come Mattarella, sul polemico titolo prescelto per il congresso.

Nel suo indirizzo di saluto, Ermini ha inteso sottolineare i rischi del processo mediatico, che definisce il «corollario inevitabile di un regime a vocazione populista».

«Il processo mediatico – ha scandito Ermini –  investe e compromette valori come presunzione di non colpevolezza, riservatezza, efficacia investigativa, serenità di giudizio, informazione, che sono in qualche modo paritari e costitutivi di uno stato democratico e di diritto. E’ evidente che in questa specie di ‘giustizia fai da te’ si annida il rischio di interferire negativamente mettendo in gioco la stessa equità del processo e della pena. Non solo infatti viene travolto il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, compromettendo onore, reputazione, dignità della persona, ma potenzialmente può suggestionare e condizionare i protagonisti del processo giudiziario, i testimoni e gli stessi magistrati».

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