ABOLIRE QUOTA 100? MEGLIO RICONVERTIRE…

Il retroscena della nottata che ha preceduto il varo del NADAF (la nota di aggiornamento sul Documento di Economia e Finanza) è stato raccontato stamane su Facebook da Luigi Marattin, il deputato renziano presente a quel tavolo per portare avanti le proposte di Italia Viva sulla manovra.

Luigi Marattin

«Abbiamo sempre pensato – scrive nel lungo post Marattin – che fosse un errore spendere così tanti soldi per mandare in pensione anticipata tutti, indipendentemente dal lavoro che fanno (il poeta o il minatore)».

«Il primissimo passo – ribatte un suo lettore – doveva esser l’abolizione di Quota 100, un insulto alle nuove generazioni, l’unico futuro possibile italiano. Un paese governato da vecchi per i vecchi senza ritegno alcuno».

La prima questione di fondo allora è: pensione “anticipata”, rispetto a cosa?

Alcune forze politiche dimenticano il prezzo lacrime e sangue per i lavoratori della riforma Fornero, di montiana memoria, che ancora oggi vede impegnati in defatiganti turni quotidiani di otto ore e passa uomini e donne ultrasessantacinquenni. Parliamo di mansioni impiegatizie, di fabbriche, di uffici pubblici e privati nei quali – è ovvio – poeti e liriche non mettono generalmente piede. Senza contare poi il convulso divenire (in peggio) dei sistemi di mobilità, tanto nelle city quanto nelle periferie o nei piccoli comuni più remoti, che costringono questi anziani lavoratori a sommare, alle ore sul posto di lavoro, quelle non meno lunghe e stressanti degli spostamenti per giungere puntuali in ufficio e per tornare a casa la sera.

Da questo punto di vista, Quota 100 ha rappresentato – e per molti rappresenta ancor oggi – il miglior riconoscimento dopo una vita di lavoro.

Ma per Renato d’Andria, segretario del PSDI ed esperto di quadri economici, invece di abolire Quota 100 si può andare oltre, facendo di più e di meglio.

Renato d’Andria, segretario nazionale PSDI

Il suo riferimento è ad un punto preciso da tempo inserito nel Programma politico del suo partito e, soprattutto, di quella Comunità Socialdemocratica Euromediterranea, alla cui realizzazione sta da tempo lavorando il PSDI.

«L’Italia – viene spiegato in quel Programma – possiede un capitale immenso e per certi versi unico di competenze professionali, specialmente nei comparti manifatturieri, industriali ed agroalimentari. Un vero e proprio tesoro di esperienze e professionalità, che risiede proprio nelle forze lavoro ultracinquantenni e ultrasessantenni, che oggi potrebbero trovare l’opportunità di straordinarie riconversioni al servizio dei Paesi in via di sviluppo».

L’idea è quella di non “mandare a casa” fabbri, artigiani, operai specializzati, medici, avvocati, bensì di mettere a frutto l’inestimabile patrimonio delle loro competenze, gratificandoli con elevate retribuzioni se scelgono di non interrompere del tutto una intera vita di lavoro, ma piuttosto realizzarne compiutamente il frutto .

«La proposta – spiega d’Andria – è ovviamente su base volontaria e riguarda in particolare sia i fuorusciti dal mondo del lavoro per le ricorrenti crisi aziendali, sia coloro che scelgono la pensione solo per mancanza di ulteriori opportunità». Una scommessa sul futuro di tanti lavoratori “diversamente giovani”, capaci di dar vita ad autentici team di professionisti in grado di formare – magari anche utilizzando moderne tecnologie di e-learning, attraverso skype – la giovane manodopera dei Paesi nordafricani, impartendo loro un apprendimento dettato da esperienze ultratrentennali  maturate sul campo. Un aspetto importante questo, se realizzato, di quel grande Piano Marshall per l’Africa di cui tanti parlano, senza però riuscire ad individuarne le dinamiche possibili.

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