A MUSO DURO LA COMMISSIONE UE SUL DEF: CAMBIATE ROTTA O VI FATE MALE

La Commissione Europea fa il muso duro con l’Italia. Respinge al mittente i tentativi che comunque il governo gialloverde italiano sta facendo per rilanciare il nostro Paese e sottrarlo alla morsa dei tetti e dei divieti imposti fino ad oggi dalla Ue.

Hanno avuto parole molto dure e quasi sprezzanti i commissari Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici nei confronti della missiva appena inviata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, in cui cercava di spiegare nel modo più chiaro possibile che l’Italia non vuole assolutamente rovesciare il tavolo Ue, nella quale intende restare con la maggior forza possibile e soprattutto contribuendo all’auspicabile miglioramento verso un progresso comune.

Valdis Dombrovskis. In apertura il ministro Giovanni Tria

Ma dalla Commissione sono arrivate solo risposte glaciali: “A prima vista il Documento di Economia e Finanza sembra costituire una deviazione significativa dal percorso di bilancio, il che è motivo di seria preoccupazione”. E poi: “Chiediamo alle autorità italiane di assicurare che la manovra sia in linea con le regole fiscali comuni”. Parole che pesano come pietre. Un vero ultimatum.

Una pietra tombale, da parte comunitaria, sul 2,4 per cento; per il quale è stato chiesto espressamente il non inserimento nella manovra.

Lo spettro che viene agitato è soprattutto quello – solito – delle agenzie di rating, che con il loro potere sono riuscite e riescono a scompensare pesantemente la fiducia intorno ad un paese, come già è successo con l’ultimo governo Berlusconi e come è successo in modo clamoroso con la Grecia.

I vertici Ue – Junker in testa – sono certi che con questo Def così congegnato, l’Italia si consegna al giudizio pesantissimo delle agenzie di rating, si scatena una tempesta monetaria, lo spread sale a quota 400 od oltre e quindi s’innesca il complesso, ma nefasto, meccanismo che costringerà l’Italia a chiedere un programma di salvataggio. Uno scenario a fosche tinte greche.

Ecco le date. A metà ottobre Tria presenta il Def definitivo; entro fine novembre, se la manovra non sarà stata cambiata nei suoi connotati essenziali, potrà arrivare la bocciatura Ue e si avvierà la procedura d’infrazione.

A quanto pare, comunque, a livello governativo stanno ragionando ad un piano B, al quale starebbe lavorando Giorgetti, mentre Di Maio è sulle barricate per non spostarsi di un centimetro. Lo stesso vicepremier si sta consultando con alcuni esperti statunitensi (compresi alcuni fondi d’investimento) secondo i quali la Ue sta solo cercando di spaventare l’Italia, e fa la voce grossa perchè teme non poco l’inizio di una smagliatura nell’impianto Ue e nell’azione caparbia e decisa da parte dell’Italia che potrebbe far proseliti. Italia che – non va dimenticato – è socio fondatore della comunità europea e terzo paese per peso economico e politico.

L’exit strategy, comunque, verrebbe presa in considerazione solo nel caso di uno spread sopra il 400 per cento: il che porterebbe ad una possibile limatura di quel 2,4 per cento.

Ad ogni buon conto, val la pena di rammentare il pensiero dell’economista e Nobel John Stiglitz: il limite dello spread al 3 per cento è solo un feticcio, così come tutto l’impianto finanziario e normativo Ue è una gabbia.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *